NASpI – Che cosa è, come funziona e quali requisiti per ottenerla

La NASpI (Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego), è una indennità mensile di disoccupazione per lavoratori con rapporto di lavoro subordinato. Erogata dall’INPS, è stata introdotta dal 1° Maggio 2015, al posto dell ASpI e MiniASpI.

E’ una forma di supporto al reddito per coloro che hanno perso il lavoro in maniera involontaria.

Se ti stai informando sulla NASpI, magari è perché qualcosa non va nella tua azienda. Se sei a rischio o ci sono già evidenze, non attendere! Cambia lavoro. Puoi usare Stupendio per trovare nuovi lavori o per avere una lista di aziende del tuo territorio.

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NASpI e assegno di disoccupazione

Hai perso il lavoro? Ricorda che la NASpI viene erogata su domanda dell’interessato. Quindi prima la richiedi e prima avrai i soldi.

Chi può usufruire della NASpI?

La NASpI spetta ai lavoratori con rapporto di lavoro subordinato che hanno perduto involontariamente l’occupazione. Tra questi troviamo:

  • dipendenti con rapporto di lavoro subordinato di aziende private;
  • apprendisti;
  • soci lavoratori di cooperative con rapporto di lavoro subordinato con le medesime cooperative;
  • personale artistico con rapporto di lavoro subordinato;
  • dipendenti a tempo determinato delle pubbliche amministrazioni.

Dal 1° gennaio 2022 la prestazione spetta anche agli operai agricoli a tempo indeterminato dipendenti dalle cooperative e loro consorzi.

Invece, non possono richiedere la NASpI:

  • dipendenti a tempo indeterminato delle pubbliche amministrazioni;
  • operai agricoli a tempo determinato;
  • lavoratori extracomunitari con permesso di soggiorno per lavoro stagionale.
  • lavoratori che hanno maturato i requisiti per il pensionamento di vecchiaia o anticipato;
  • lavoratori titolari di assegno ordinario di invalidità, qualora non optino per la NASpI.

Requisito 1: Stato di disoccupazione. Dichiarazione di disponibilità immediata (DID)

Per poter accedere alla NASpI è necessario avere lo status di disoccupato. E’ quindi molto importante capire cosa si intente per stato di disoccupazione. L’INPS considera disoccupati quei soggetti privi di impiego che abbiano perduto involontariamente la propria occupazione. Ma non solo. Questi soggetti devono aver dichiarato in forma telematica al portale nazionale delle politiche del lavoro la propria immediata disponibilità allo svolgimento di attività lavorativa (DID).

Questa dichiarazione determina formalmente l’inizio dello stato di disoccupazione di una persona, però con riserva.

Infatti dovrete recarvi presso il centro per l’impiego di riferimento per confermare lo stato di disoccupazione e a convalidare l’autenticazione con un documento d’identità. Quindi una volta fatto tutto, avrete la DID convalidata.

Cosa significa stato di disoccupazione involontaria?

Lo stato di disoccupazione involontaria significa che il rapporto di lavoro non sia cessato a causa di dimissioni o di risoluzione consensuale del contratto. Però sono considerati disoccupazione involontaria i seguenti casi:

  • dimissioni per giusta causa;
  • dimissioni intervenute durante il periodo tutelato di maternità, ossia a partire da 300 giorni prima della data presunta del parto e fino al compimento del primo anno di vita del bambino;
  • risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, purché sia intervenuta nell’ambito della procedura di conciliazione presso la direzione territoriale del lavoro;
  • risoluzione consensuale a seguito del rifiuto del lavoratore di trasferirsi presso altra sede della stessa azienda distante più di 50 chilometri dalla residenza del lavoratore e/o mediamente raggiungibile con i mezzi pubblici in 80 minuti o più;
  • licenziamento con accettazione dell’offerta di conciliazione;
  • licenziamento disciplinare.

Requisito 2: contributivi previdenziali

L’INPS mette un ulteriore paletto per l’accesso alla NASpI. Infatti per accedervi, dovrete avere almeno 13 settimane di contribuzione utile nei quattro anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione.

Per contribuzione utile si intende anche quella dovuta, ma non versata, tra cui

  • i contributi previdenziali versati durante il rapporto di lavoro subordinato;
  • i contributi figurativi accreditati per maternità obbligatoria;
  • i periodi di lavoro all’estero in paesi comunitari o convenzionati dove è prevista la possibilità di totalizzazione;
  • i periodi di astensione dal lavoro per malattia dei figli fino agli otto anni, per massimo cinque giorni lavorativi nell’anno solare.

Siccome alcuni settori (tra cui quello agricolo) seguono regole diverse. Vi consigliamo di prendere contatto con un CAF, sindacato o avvocato del lavoro per analizzare la vostra situazione.

Se il lavoratore ha periodi di lavoro nel settore agricolo e in settori non agricoli, i periodi possono essere cumulati per ottenere l’indennità di disoccupazione NASpI. Questo purché nel quadriennio di osservazione risulti prevalente la contribuzione non agricola.

Non sono invece considerate utili le contribuzioni figurative derivanti da:

  • malattia e infortunio sul lavoro;
  • cassa Integrazione Straordinaria e Ordinaria;
  • contratti di solidarietà;
  • aspettativa non retribuita per funzioni pubbliche elettive o cariche sindacali.
  • periodi di lavoro all’estero presso Stati senza accordo bilaterale sul tema della disoccupazione

Come funziona la NASpI?

La NASpI viene erogata su domanda dell’interessato. L’indennizzo è erogato dall’ottavo giorno successivo alla data di cessazione del rapporto di lavoro.

Oppure se già superato l’ottavo giorno, dal giorno successivo. L’importo viene pagato per un numero di settimane pari alla metà delle settimane contributive presenti negli ultimi quattro anni. Quindi per un massimo di 24 mesi.

Ad esempio: se il dipendente ha appena 16 settimane contributive negli ultimi 4 anni. La NASpI erogata sarà pari a 2 mesi.

Per il calcolo della durata non sono considerati i periodi di contribuzione che hanno consentito l’erogazione di prestazioni di disoccupazione.

Quindi se siete stati disoccupati ed avete ricevuto la NASpI negli ultimi 4 anni, il periodo in cui la avete ricevuta non viene contato.

Analogamente non è computata la contribuzione che ha prodotto prestazioni fruite in unica soluzione in forma anticipata.

Invece i rapporti di lavoro successivi all’ultima prestazione di disoccupazione sono utili per il calcolo della durata di una nuova NASpI.

Come presentare domanda per l’assegno di disoccupazione NASpI?

La domanda deve essere presentata all’INPS esclusivamente in via telematica (leggi la guida INPS). Entro 68 giorni, a pena di decadenza.

In generale il conteggio dei giorni parte dalla data di cessazione del rapporto di lavoro. Ci sono però altri casi, come per esempio dalla cessazione del periodo corrispondente all’indennità di mancato preavviso.

Chiaramente ci sono dei casi in cui il termine dei 68 giorni è sospeso.

Ad esempio in caso di maternità indennizzabile insorta entro i 68 giorni dalla data di cessazione del rapporto di lavoro.

Per avere più precisione però, vi consigliamo di rivolgervi il prima possibile ad un CAF, ad un sindacato o ad un avvocato del lavoro. Vi riusciranno a fornire un supporto dettagliato caso per caso.

Decadenza dal sussidio di disoccupazione. Quando si perde l’assegno di disoccupazione NASpI?

La decadenza dalla NASpI avviene per diversi motivi. Quello che capita più spesso è che si perde lo stato di disoccupazione. Questo avviene di solito perché non si comunica il reddito presunto se si svolge una attività lavorativa autonoma o parasubordinata. Oppure che abbiate superato le soglie di reddito consentite. Ad esempio 4.800 euro con la partita iva.

Un’altra motivazione è che si raggiunge il requisito per il pensionamento o anticipato.

Anche in questo caso. Per evitare che vi troviate in questa situazione, che comporta stress e spese spesso non basse. Vi consigliamo di rivolgervi il prima possibile ad un CAF, ad un sindacato o ad un avvocato del lavoro.

Quanto è il sussidio di disoccupazione NASpI?

L’importo della NASpI dipende dal reddito medio mensile percepito nei quattro anni precedenti la domanda di disoccupazione. Ogni anno l’INPS comunica però un importo di riferimento con cui comparare il reddito medio mensile percepito. Per esempio l’importo di riferimento per l’anno 2021, è stato 1.227,55 euro. Mentre per il 2022 l’importo della NASpI è pari a 1.250,87 euro.

Dunque se la retribuzione media calcolata è inferiore all’importo di riferimento stabilito, l’importo della NASpI sarà pari al 75% della retribuzione media mensile imponibile ai fini previdenziali degli ultimi quattro anni.

Se, invece, la retribuzione media calcolata è superiore al valore di riferimento annuale, la NASpI sarà pari al 75% dell’importo di riferimento annuo sommato al 25% della differenza tra la retribuzione media mensile e il suddetto importo.

E’ da tenere presente che a partire dal primo giorno dal sesto mese, all’indennità si applica una riduzione del 3% per ciascun mese. Se invece hai superato i 55 anni di età, la riduzione si applicherà dal rimo giorno dell’ottavo mese.

In ogni caso, l’assegno di disoccupazione non può superare il limite massimo individuato per legge. Per l’anno 2022 questo valore è pari a 1.360,77 euro.

Come si calcola la retribuzione media mensile?

L’indennità NASpI, come detto, è legata alla retribuzione imponibile ai fini previdenziali degli ultimi quattro anni. La retribuzione mensile è comprensiva degli elementi continuativi e non continuativi e delle mensilità aggiuntive. Occhio quindi a non considerale la retribuzione annua lorda (RAL) come riferimento. Dovrete considerare per la NASpI anche la tredicesima e quattordicesima.

A questo punto, la retribuzione media mensile va divisa per il totale delle settimane di contribuzione e moltiplicata per un coefficiente numerico uguale a 4,33.

Ad esempio la retribuzione media imponibile ai fini previdenziali degli ultimi quattro anni è stata 100.000 euro (25.000 all’anno). Le settimane di contribuzione sono state 208. Il calcolo sarà uguale a 100.000 diviso 208 per 4,33. Retribuzione media mensile 2.081,73 euro.

Esempi di calcolo del sussidio di disoccupazione NASpI:

a) Dipendente di 50 anni che ha lavorato 208 settimane negli ultimi 4 anni. Il reddito complessivo nei 4 anni è di 60.000 euro. La retribuzione media mensile sarà 60.000 diviso 208 settimane per 4,33. In questo caso 1.249,03 euro al mese. Il valore è inferiore al valore di riferimento 1.250,87 euro. Per cui l’assegno di disoccupazione sarà pari a 936,77 euro al mese (1.249,03 euro per 75%).

b) Dipendente di 50 anni che ha lavorato 208 settimane negli ultimi 4 anni. Il reddito complessivo nei 4 anni è di 120.000 euro. La retribuzione media mensile sarà 120.000 diviso 208 settimane per 4,33. In questo caso 2.498,07 euro al mese. Il valore è superiore al valore di riferimento 1.250,87 euro. Per cui l’assegno di disoccupazione sarà teoricamente pari a 1.250,87 euro per 75%, quindi 938,15 euro. Più la differenza tra 2.498,07 euro e 1250,87 euro per il 25%, quindi 311,80 euro (2.498,07 euro – 1.250,87 = 1.247,20 euro per 25%). Per un totale di 938,15 euro + 311,80 euro uguale a 1.249,95 euro.

c) Dipendente di 50 anni che ha lavorato 208 settimane negli ultimi 4 anni. Il reddito complessivo nei 4 anni è di 240.000 euro. La retribuzione media mensile sarà 240.000 diviso 208 settimane per 4,33. In questo caso 4.996,15 euro al mese. Il valore è superiore al valore di riferimento 1.250,87 euro. Per cui l’assegno di disoccupazione sarà teoricamente pari a 1.250,87 euro per 75%, quindi 938,15 euro. Più la differenza tra 4.996,15 euro e 1250,87 euro per il 25%, quindi 936,32 euro (4.996,15 euro – 1.250,87 = 3.745,28 euro per 25%). Per un totale di 938,15 euro + 936,32 euro uguale a 1.874,47 euro.

Questo valore è superiore al massimo previsto dalla legge. Per cui il dipendente 2 riceverà un assegno di disoccupazione NASpI pari a 1.360,77 euro.

NASpI e contratto di lavoro occasionale

Molto spesso chi chiede la NASpI riesce in qualche modo a trovare qualche contrattino occasionale qua e la. Ma poi sorge sempre il problema. Perdo la NASpI con un contratto di lavoro occasionale, con lavoro autonomo o con l servizio civile?

Nel primo caso la risposta è no. Non perderete l’indennità di disoccupazione, in quanto la NASpI è interamente cumulabile con i compensi derivanti dallo svolgimento di lavoro occasionale nei limiti di compensi non superiore a 5.000 euro per anno civile.

Nel caso di lavoro autonomo, invece, la risposta è si e no. Infatti ci sono casi in cui l’indennità si riduce. Se ad esempio l’attività svolta in forma autonoma genera un reddito annuo corrispondente a un’imposta lorda pari o inferiore alle detrazioni spettanti (5.500 euro per il 2022).

In questo caso l’indennità viene ridotta dell’80% dei redditi previsti. A patto che il soggetto beneficiario comunichi all’INPS il reddito annuo presunto. Il reddito previsto deve essere dichiarato anche se pari a zero.

Nel terzo caso, le somme percepite dai volontari di servizio civile sono interamente cumulabili con la NASpI. Il beneficiario non è tenuto a effettuare all’INPS alcuna comunicazione.

Ad ogni modo ci sono tante casistiche che non abbiamo considerato. Per cui il consiglio che vi diamo è di rivolgervi il prima possibile ad un CAF, un sindacato o ad un avvocato del lavoro. Vi costerà qualche soldo, ma vi eviterà problemi dopo.

NASpI e Partita IVA. Si perde la disoccupazione?

Capita spesso che un dipendente a tempo determinato o indeterminato abbia anche una partita IVA aperta.

Innanzitutto è bene sempre ricordare che per poter accedere alla NASpI, bisogna avere lo status di disoccupato. Quindi il trucco è far convivere disoccupazione e partita IVA. Quindi mantenendo quello status.

La NASpI è quindi cumulabile con la partita IVA se il reddito generato nell’anno sia inferiore a 4.800 euro. La NASpI però sarà ridotta in misura pari all’80% del reddito presunto.

Inoltre bisogna informare l’INPS entro un mese dall’inizio dell’attività attraverso il modello NASpI-COM. Oppure informare l’INPS entro un mese dalla domanda di NASpI se l’attività era preesistente. Dichiarando il reddito annuo che si prevede di fare. Anche se il reddito presunto sia pari a 0 euro, pena la decadenza.

Nel caso in cui con la partita IVA si percepiscano più di 4800 euro si decadrà dallo status di disoccupato. Quindi dalla possibilità di accedere alla NASpI. In questo caso quindi NASpI e Partita IVA non sono compatibili.

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